VOUCHER APPALTI

L’ABOLIZIONE DEL LAVORO ACCESSORIO E LE MODIFICHE SULLA RESPONSABILITA’ SOLIDALE NEGLI APPALTI

Con l’emanazione della legge 20 aprile 2017, n. 49 (G.U. n. 94 del 22 aprile 2017), di conversione -senza modifiche- del decreto-legge 17 marzo 2017, n. 25, e la decisione immediatamente dopo assunta dall’Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione i referendum abrogativi sul lavoro accessorio e sulla responsabilità solidale del committente negli appalti, previsti per il 28 maggio 2017, vengono meno.

Com’è noto, i referendum di che trattasi, erano stati ammessi dalla Corte Costituzionale che, però, aveva escluso quello sull’art. 18 della legge n. 300/1970 (sulla reintegrazione nei casi di licenziamento illegittimo per assenza di giusta causa o di giustificato motivo).

Più nel dettaglio, parliamo delle disposizioni normative in materia di lavoro accessorio (i c.d. voucher) per ultimo contenute negli artt. 48/50 del d.lgs. n. 81/2015 e, per quanto attiene alla solidarietà negli appalti, nell’art. 29 del d.lgs. n. 276/2003.

Con riguardo al primo istituto, la legge n. 49/2017 ha quindi confermato anche la disposizione transitoria secondo la quale i buoni per prestazioni di lavoro accessorio richiesti (id est, acquistati) al 17 marzo 2017 (data di entrata in vigore del d.l. n. 25/2017) possono essere utilizzati entro il 31 dicembre 2017.

Sul punto, non senza critiche, il Ministero del lavoro ha chiarito che in detto periodo transitorio “lutilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro accessorio previste nelle norme oggetto di abrogazione”.

A questa lettura ha fatto poi seguito il messaggio n. 1652 dell’Inps del 14 aprile 2017.

Vediamo sinteticamente le norme abrogate ed i conseguenti scenari.

Il lavoro accessorio

Il d.lgs. n. 276/2003, con il dichiarato scopo di consentire l’emersione di sacche di lavoro nero, specie in quegli ambiti dove era maggiormente elevato il rischio del verificarsi di irregolarità, ha introdotto nel nostro ordinamento il lavoro accessorio.

In un primo momento i c.d. voucher potevano essere utilizzati soltanto per lo svolgimento di determinate attività (es. piccoli lavori domestici a carattere straordinario, insegnamento privato o supplementare, piccoli lavori di giardinaggio, ecc.) da parte di specifiche categorie di soggetti (studenti, pensionati, disoccupati da oltre un anno, casalinghe, ecc.).

Le prestazioni di lavoro accessorio, inoltre, non potevano dar luogo a compensi superiori a € 3.000 nel corso di un anno solare e durare più di 30 giorni nel medesimo lasso di tempo.

Le stringenti limitazioni di carattere oggettivo e soggettivo hanno spinto il legislatore ad intraprendere un percorso di modifica dell’impianto normativo in discorso, completato con la “liberalizzazione” da parte della legge n. 92/2012, la cui struttura è stata integralmente trasfusa nel successivo d.lgs. n. 81/2015.

Fatta salva la fase transitoria a tutto il 31 dicembre 2017, il Governo ha espresso la precisa volontà di definire, nel più breve tempo possibile, nuove modalità che possano consentire una più efficace e genuina gestione del lavoro saltuario ed occasionale, magari mutuando le nuove previsioni normative dalle positive esperienze positive già maturate da altri Paesi della UE.

Del resto, è innegabile che vi sono settori di attività e ambiti di applicazione nei quali l’impiego di uno strumento flessibile e semplice, come il lavoro accessorio, risulta essere sicuramente di estrema utilità: agricoltura; accoglienza a congressi o eventi sportivi; commercio (specie nel periodo dei saldi o in quello natalizio); attività turistico-recettive; servizi alle famiglie.

Due esempi su tutti: la Germania e la Francia.

Germania

Nella Repubblica Federale di Germania già da anni sono in vigore i c.d. mini-jobs per prestazioni saltuarie, i cui corrispettivo non può superare i 450 € mensili per un massimo di 15 ore a settimana, fatti salvi diversi accordi tra le parti.

Il lavoratore così occupato ha diritto alle prestazioni per malattia e maternità ed alle ferie.

Sono a carico del datore di lavoro i contributi previdenziali, con aliquota del 28%, e l’imposta forfettaria al 2% del salario corrisposto.

Francia

Nel paese transalpino ci sono i c.d. chêques emploi – service universel (CESU).

Si tratta di buoni lavoro che incorporano anche un contributo pubblico a sostegno dei servizi alla famiglia da svolgere in modo semplice, con costi amministrativi ridotti e con copertura contributiva.

Questi chêques sono di due tipi:

- CESU bancario: assegno ordinario emesso dalle banche convenzionate con lo Stato al datore di lavoro richiedente, senza un importo predefinito;

- CESU prefinanziato: titolo di pagamento rilasciato dai datori di lavoro o dalle imprese che decidono di cofinanziare i costi del buono ai propri lavoratori con valore nominale predefinito di 14 € (da acquistarsi presso le società emittenti autorizzate).

Tramite detti cheques è possibile instaurare tre tipologie di rapporti di lavoro:

-          impiego diretto di un lavoratore da parte dell'utente per svolgere delle attività a domicilio;

-          impiego attraverso agenzie intermediarie, a cui gli utenti si rivolgono per assumere una persona che presti servizio a domicilio;

- impiego attraverso fornitori di servizi accreditati assunti dall'utente per fornire direttamente i servizi.

Il limite massimo previsto per il lavoro saltuario è di 8 ore la settimana e 4 settimane consecutive l'anno.

In Parlamento giacciono già alcune proposte di legge finalizzate a individuare nuove consentite forme di prestazioni lavorative occasionali, tra cui il lavoro breve e il lavoro intermittente "liberalizzato".

La più interessante di queste iniziative legislative è il ddl sulle disposizioni in materia di lavoro breve, di lavoro intermittente e di responsabilità solidale tra committente e appaltatore (d’iniziativa dei senatori Sacconi, Serafini, Berger, Formigoni, Panizza).

Secondo detto ddl, per “lavoro breve” devono intendersi tutte le prestazioni che, con un singolo committente, danno luogo a compensi non superiori a 900 € in un anno.

Qualora il prestatore di lavoro sia beneficiario di sussidi pubblici, il totale dei compensi percepiti da più committenti non può superare la soglia di 2000 €.

L'accredito dei contributi previdenziali e assicurativi deve essere effettuato contestualmente alla comunicazione preventiva, inviata almeno 60 minuti prima l’avvio della prestazione lavorativa, dei dati del lavoratore, del luogo, del giorno e dell'orario della prestazione.

Al Ministero del lavoro il compito di aggiornare il valore orario della prestazione, inizialmente fissato in 10 €, con  contribuzioni per Inps e Inail in misura rispettivamente del 13 e del 7%.

Nel caso di prestazioni rese per un nucleo familiare il premio dovuto all’Inail è del 4%.

Il compenso è fiscalmente esente e non incide ai fini del reddito, fatta eccezione per i requisiti per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno.

Il lavoro breve potrà essere svolto in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, con divieto però negli appalti di opere o servizi ed in particolare nei cantieri edili, fatte salve le diverse disposizioni del Ministero del lavoro, sentite le parti sociali.

Nelle more dell’emanazione di nuove disposizioni normative in materia di lavoro occasionale, valide alternative per le imprese, pur con tutti i suoi limiti, potrebbe essere il ricorso al lavoro intermittente (o “a chiamata”) e la stipula dei c.d. contratti di prossimità ex art. 8 della legge n. 148/2011.

La responsabilità solidale negli appalti

Com’è noto, a seguito delle modifiche via via introdotte al testo originario dell’art. 29 del d.lgs. n. 276/2003, in materia di appalti era previsto:

- la possibilità per i ccnl, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, di derogare al regime di responsabilità solidale, introducendo procedure di verifica della regolarità complessiva degli appalti (con esclusione però di qualsiasi effetto in relazione ai contributi previdenziali e assicurativi dovuti dal datore di lavoro);

- la possibilità per il committente chiamato in giudizio per il soddisfacimento dei crediti retributivi e contributivi vantati dal lavoratore impegnato nell’esecuzione dell’appalto di eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell'appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori);

- in tal caso, qualora il giudice avesse accertato la responsabilità del committente per il pagamento dei crediti vantati dal lavoratore, l’eventuale azione esecutiva contro quest’ultimo poteva essere intentata solo dopo l’infruttuosa esecuzione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori.

Dal 17 marzo 2017 l’art. 29 è così riscritto:

Art. 29. - Appalto

1. Ai fini della applicazione delle norme contenute nel presente titolo, il contratto di appalto, stipulato e regolamentato ai sensi dell'articolo 1655 del codice civile, si distingue dalla somministrazione di lavoro per la organizzazione dei mezzi necessari da parte dell'appaltatore, che può anche risultare, in relazione alle esigenze dell'opera o del servizio dedotti in contratto, dall'esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell'appalto, nonché per la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d'impresa.

2. In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro e' obbligato in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell'inadempimento.

Il committente che ha eseguito il pagamento è tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d'imposta ai sensi delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali.

…….

 

Sulla scorta delle novellate disposizioni, quindi, il committente potrà essere escusso prima dell’appaltatore e, tanto più, del subappaltatore trattandosi, solitamente, di soggetto economicamente più forte, fatto ovviamente salvo il diritto del medesimo ad agire per ottenere dall’appaltatore il rimborso di quanto pagato.

   

In altre parole, viene ripristinata in toto la piena responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatori, senza alcuna possibilità di deroga, nemmeno con l’intervento

della contrattazione collettiva.

Il ddl cui accennavamo prima tende ad introdurre una previsione normativa che identifichi con certezza l’onere di adeguata vigilanza posto in capo al committente.

In questo caso la responsabilità solidale graverebbe su quest’ultimo soltanto nel caso in cui

l'organo ispettivo dovesse accertare l'omessa vigilanza o la tolleranza di fronte ad evidenti

inadempienze.

L’obiettivo è quello di evitare che la responsabilità solidale nell’appalto finisca per ricondurre gli effetti di una cattiva gestione tenuta da un soggetto organizzato cui fa capo uno specifico rischio di impresa su un altro soggetto imprenditoriale distinto da quest’ultimo e che non ha poteri di controllo sull’organizzazione dei fattori produttivi dell’appaltatore, prescindendo totalmente dal fatto che la responsabilità del medesimo sia determinata o meno da colpa o dolo.

Tra l’altro, in ragione del rilascio del DURC, non può non mettersi in evidenza il legittimo affidamento in capo al committente circa il corretto adempimento da parte dell’appaltatore degli obblighi retributivi e previdenziali.

La proposta è quella di escludere la responsabilità solidale per il committente laddove egli adempia a specifici obblighi di controllo e di verifica documentale prescritti con decreto del Ministero del lavoro con riguardo ai quali la mancata disponibilità da parte dell’appaltatore e subappaltatore permetterà la sospensione del corrispettivo pattuito.

Prof. Avv. Luigi Pelliccia - Consulente legale